Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili. Se non si modificano le impostazioni del browser, l’utente ne accetta l’utilizzo. Per saperne di più visualizza l'informativa-privacy policy.

Luoghi dell'anima

francesco ballero

FacebookTwitterRSS Feed
Piccoli pensieri intorno alla Parola del Signore

III Domenica di Avvento (anno B) – 17 dicembre 2017

Terra Santa, Deserto di Giuda - fotografia Francesco BalleroIs 61,1-2.10-11 Lc 1 1Ts 5,16-24 Gv 1,6-8.19-28
Gaudete
Osserviamo la persona di Giovanni il Battista, così come ci viene presentata nel Vangelo offertoci dalla liturgia odierna. A me vengono in mente poche semplici considerazioni relative alle risposte che egli da ai sacerdoti e ai leviti andati a porgli la domanda “Chi sei? Cosa dici di te stesso?”
Giovanni quando parla di sé, dice io non sono.
Si svuota, si spoglia, si denuda davanti a Dio.
Si abbassa, si nasconde, scompare per far emergere il Cristo.
La sua vita è in riferimento ad altro. Ad un Altro.
Cosa sei? Voce, dice. Voce imprestata ad una Parola. Voce che grida.
E noi? Cosa stimola in noi Giovanni mentre attendiamo il Natale?
Natale sarà autentico quando la smetteremo di definirci per invece spogliarci, quando tornaremo all’essenziale.
Natale sarà autentico quando inizieremo ad ascoltare seriamente la Parola, anche dentro le voci gridate e ruvide dei profeti.
Natale sarà autentico quando sapremo svuotarci per lasciare tutto lo spazio al Cristo.
Natale sarà autentico quando inizieremo a diventare noi voce per la Parola che vuole raggiungere tutti coloro che incontriamo.
Noi voce. Lui Parola. Fatta carne.
Signore, oggi ci inviti alla gioia. Fai che sappiamo raccogliere totalmente l’invito di San Paolo, “Fratelli, siate sempre lieti, pregate ininterrottamente, in ogni cosa rendete grazie: questa infatti è volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi”. Fai che come il profeta Isaia anche noi possiamo sempre dire “Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta nel mio Dio”.

Sabato seconda settimana di Avvento – 16 dicembre 2017

Sir 48,1-4.9-11 Sal 79 Mt 17,10-13
Riposo
La vita di Elia e la vita Giovanni sono entrambe storie di profezia segnate dalla sofferenza nella persecuzione. E Gesù ormai comprende benissimo che anche lui dovrà soffrire molto.
Sono vite segnate dallo zelo, rese simili al fuoco; la loro parola “bruciava come fiaccola”.
Sì, Elia conobbe la grande persecuzione da parte di Gezabele, ma la sua esperienza della morte fu una non-morte, perché assunto in cielo sopra un carro di fuoco; la sua morte è dunque segnata dalla luce.
La morte è il sigillo della vita e la nostra unica vera speranza è quella alla fine di trovarci “addormentati nell'amore”. “Beati coloro che ti videro e che si sono addormentati nell'amore!” Ma per dormire nell'amore, per orientare la nostra vita all’amore è necessario vegliare, così che potremo dire “anche noi vivremo certamente”, anche noi saremo assunti in cielo su un carro di fuoco.
Signore, talvolta siamo stanchi, talvolta abbiamo paura di non farcela; metti sul nostro cammino veri profeti che ci aiutino a perseverare nell'amore, perché proprio l'amore quando si impegna e lotta è il nostro unico e vero riposo.

Venerdì seconda settimana di Avvento – 15 dicembre 2017

Is 48,17-19 Sal 1 Mt 11,16-19
Danza.
Forse che Gesù ci suona il flauto e ci invita alla danza? Forse che Giovanni il Battista ci canta un lamento invitandoci a batterci il petto?
Comunque sia non ci va mai bene nulla. Siamo dei bambini testardi e capricciosi, che vogliono che la realtà collimi con le nostre categorie preconcette, quelle che Gesù vorrebbe scalzare. Ed alla fine dei conti con le nostre ostinazioni, coi nostri mugugni, siamo dei bambini scontenti, incapaci di giocare, incapaci di gioire.
Ci lamentiamo perché non vogliamo uscire da noi stessi, totalmente assorbiti dal nostro ego, dai nostri bisogni, dai nostri privilegi da difendere e conservare, ponendoci sempre al di sopra della vita degli altri, che alla fine dei conti ci divengono estranei perché ne restiamo discosti, privi della legge della condivisione e dell’amore.
Ma il Signore Gesù ci mostra che la giustizia del regno di Dio è l’opposto dell’eterna scontentezza di coloro che seduti sulle piazze non fanno altro che criticare e che di conseguenza non riescono né a ballare né a piangere. Ecco la sapienza e la giustizia del Regno di Dio: l’impegno verso chi vive ai margini della società, la solidarietà con i peccatori e i pubblicani. Gesù ci sollecita a distoglierci dai preconcetti, a rivedere il nostro modo di pensare, a orientarci e ad agire secondo il principio del suo amore.
Giovanni dunque ci sprona a preparare la strada (la pista da ballo oserei dire), il Signore Gesù ci invita a danzare, condotti dal ritmo del suo cuore.
Signore Gesù, vieni ad invitarci alla tua festa, lascia che veniamo travolti dalla musica che Tu ci suoni, per essere liberati dalla nostra cocciutaggine, conoscendo la gioia coinvolgente delle tue armonie.

Giovedì seconda settimana di Avvento – 14 dicembre 2017

Is 41,13-20 Sal 144 Mt 11,11-15
Violenza
Sì, nessun uomo nato da donna è più grande di Giovanni il Battista, ci dice Gesù. Il Giovanni che è l’Elia che deve venire; il Giovanni che ha trovato delle resistenze nel riconoscere Gesù come il Messia atteso, il Giovanni tormentato dai dubbi perché Gesù rivela un profilo diverso dal Messia atteso da Israele, il Giovanni eccessivo e radicale, il Giovanni trascinatore di folle , il Giovanni a sua volta trascinato da una profonda passione, il Giovanni che ha faticato ad entrare nella logica del perdono evangelico .
Ed è così che Gesù ci ricorda che per credere ci vuole molto coraggio e molta forza, ed occorre esercitare violenza. Ma come? Non ci era stato insegnato a diventare miti ed umili di cuore? Sì, ma per credere, per amare, occorre fare violenza alla violenza che ci abita dentro. La fede, l’amore non è faccenda per i pusillanimi, ma per le persone che scelgono, che vanno in profondità e che sanno mettersi in discussione.
Di che grandezza parla dunque Gesù? Quale è la grandezza che Gesù scorge nei piccoli? Quella di chi sa conquistare la semplicità del cuore e della vita.
Il più piccolo nel Regno dei cieli è dunque più grande di Giovanni il Battista. Ma Giovanni non viveva in semplicità? Non è questione di scala gerarchica, non esistono gerarchie nel Regno dei cieli. La piccolezza è la vera grandezza, la vera dignità dei figli del Regno.
Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo. (Salmo 50).

Mercoledì seconda settimana di Avvento – 13 dicembre 2017

Is 40,25-31 Sal 102 Mt 11,28-30
Volare.
Ammettiamolo: spesso la vita ci appare pesante. Addirittura il nostro rapporto con il Signore può diventare motivo di ansia, frustrazione e paura: se è così questo è il segnale che male interpretiamo la nostra relazione con Lui, il quale invece ci invita alla leggerezza affermando “... troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero”
L’avvento dunque può insegnarci che tutta la nostra attesa non è altro che la speranza di imparare a volare.
“Quanti sperano nel Signore riacquistano forza, mettono ali come aquile” (Is 40, 31).
Leviamo quindi i nostri occhi e guardiamo in alto, lo sguardo sempre fisso al sole, sempre fisso su Gesù che ci dice “imparate da me, che sono mite ed umile di cuore” (Mt 11, 29).
Per volare è necessario quindi farsi piccoli ed umili, attratti dallo sguardo stesso di Gesù. E tanto più si diventa “mite ed umile di cuore”, tanto più si trova ristoro contemplando la bellezza di Gesù. Nell’accordo intimo e segreto , come un accordo musicale, tra il nostro cuore ed il suo , ogni stonatura, ogni pesantezza, ogni ansia, frustrazione, paura o timore viene fugata.
Tuttavia diventare miti ed umili di cuore ci sollecita anche ad uscire dalla neutralità, a comprometterci a favore ed a fianco dei poveri e degli umili. Ci sollecita ad alleggerire a qualcuno ogni peso e carico.
Benedetto sei Tu, Signore, che mi insegni a volare, liberandomi da ogni inutile zavorra.

Martedì seconda settimana di Avvento – 12 dicembre 2017

Is 40,1-11 Sal 95 Mt 18,12-14
Piccoli
Porta gli agnellini sul petto (Is 40,11)
«Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda». (Mt 18,14)
Noi facciamo parte di questi piccoli? O apparteniamo alla schiera di coloro che dimenticano i poveri, gli stranieri? che li escludono? che si disinteressano dei gruppi marginali e di coloro che non hanno alcun privilegio? O siamo noi i privilegiati che non fanno nulla per integrare chi è escluso? Oh, si è vero, i piccoli spesso ci affliggono, ci irritano, ci angustiano, talora ci fanno disperare, ma se siamo attenti scopriamo che tutto ciò è solo conseguenza del fatto che sono affamati d’amore e vogliono vedere se li si cerca, quanto e sino a che punto li si cerca. E se siamo onesti dobbiamo ammettere che anche a noi piace essere momentaneamente perduti per gustare la gioia di essere ritrovati. Occorre quindi volere essere ritrovati per scoprire se il Padre si interessa a noi.
Non solo Dio si interessa a noi ma rischia tutto, espone al rischio le altre pecore, per andare in cerca di quella perduta.
E quando ci ha ritrovati ci consola nel suo tenero abbraccio con cui porta gli agnellini sul petto.
È un Padre che ci abbraccia con la tenerezza della sua dolcezza materna.
Signore Dio, noi ti ringraziamo e ti benediciamo per tutte le volte che ti sei chinato su di noi per farci capire e sentire quanto siamo importanti per Te.

 

Lunedì seconda settimana di Avvento – 11 dicembre 2017

Is 35,1-10 Sal 84 Lc 5,17-26
Coraggio.
«Dite agli smarriti di cuore: "Coraggio» (Is 35, 4)
Il coraggio è il cuore dell’avvento. Attesa è capacità di non arrendersi dopo ogni esperienza di fallimento.
I fallimenti generano paura ed ogni persona che abbia un minimo di sensibilità sa cosa sia la paura; è necessario accettare ed accogliere la propria paura. Il coraggio infatti non è l’assenza della paura ma la consapevolezza della paura. La consapevolezza libera . Ogni persona che abbia un minimo di sensibilità è quindi chiamata a farsi coraggio. Il coraggio dona ancora spazio alla nostra esistenza.
Hanno avuto un grande coraggio quegli amici del paralitico per osare calarlo dal tetto nel centro della scena. Ed ecco allora Gesù che grazie alla loro fede (coraggio) libera il loro amico dalla sua sofferenza, lo conduce dalla solitudine alla relazione, gli fa dono di un nuovo coraggio. E non dimentichiamo che l’ ex-paralitico è invitato a portare con sé la sua barella.
Ma purtroppo c’è sempre qualcuno che se ne sta a distanza; sta seduto, guarda soltanto e giudica, forse perché non sa attendere più nulla, non ha coraggio.
Benedetto sei Tu, Signore, che nell’'Avvento rinnovi invece il nostro cuore e ci inviti al coraggio, ad accogliere il dono della gioia per noi stessi e per i nostri amici.