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Luoghi dell'anima

francesco ballero

Magnificat - Il canto degli anawim

Icona Magnificat TaizPer quanto possiamo sentirci esclusi ed emarginati, per quanto laceranti siano le ferite che la vita ci ha inferto, ci è sempre donata la possibilità di cantare assieme a Maria “l’anima mia magnifica il Signore …”
“Il Signore è vicino a chi ha il cuore ferito, / egli salva gli spiriti affranti” . Salmo 33 (34).
Occorre però non lasciarsi sovrastare e soffocare dalle proprie ferite e dal proprio dolore. Occorre uscire da se stessi; sappiamo bene che non è sempre facile in certe situazioni.

Poniamoci allora alla scuola di umiltà di Maria, che intonando il “Magnificat” lascia cantare l’anima e lo spirito (non si esprime in prima persona); lei quasi scompare e pone il Signore al centro della scena.

 

Maria, lo spirito di Maria esulta in Dio suo Salvatore. Ma alla base di questo movimento ascendente c’è la consapevolezza di un movimento discendente: Dio ha guardato l’umiltà della sua serva. Dio si abbassa perché l’uomo possa alzarsi.

Il Magnificat non può che scaturire da una straordinaria estrema umiltà. Non che Maria non abbia la consapevolezza di essere al centro dell’attenzione di Dio (e poi anche di tutta l’umanità), però il suo atteggiamento è totalmente decentrato. Vi è un perfetto equilibrio tra consapevolezza ed umiltà, tanto che ella non tratterrà per sé il dono del Figlio, ma lo trasmetterà all’intera umanità. Anche a noi, in qualche modo siamo chiamati a fare nostro il suo canto, sia pure nella nostra limitatezza.

Tutte le generazioni la proclameranno beata, Maria lo sa, ma lei scompare all’interno della moltitudine di tutti coloro che temono il Signore, sui quali si spiega la sua misericordia: i piccoli, i poveri, gli affamati, gli indigenti, il popolo degli umili, coloro che si fidano e si affidano a Lui. Quindi le grandi opere compiute dal Signore in favore della sua serva, sono riversate anche a vantaggio di tutti i poveri e gli umili, a favore nostro, nella misura in cui sapremo farci poveri ed umili. Il canto di Maria dunque può essere il nostro canto.

Le parole che Luca mette sulla bocca di Maria riecheggiano di numerosi passi dell’antico testamento, un arco teso tra le antiche profezie ed il Verbo, il Vangelo.
Il magnificat rimane il canto degli anawim, i poveri del Signore, coloro che tutto attendono da Lui.
Maria legge la propria storia alla luce della potente azione salvifica di Dio. Occorre che anche noi collochiamo la nostra storia nella stessa luce. Come?
«Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore» (Lc 2, 19).
Nel profondo della sua interiorità Maria si intrattiene con la Parola, e cerca di comprenderne il senso collegandola alla propria storia ed alla storia del suo popolo.
La Parola è sempre incarnata dentro la storia, la propria storia e quella di un popolo, quella dell’umanità. Questo non bisogna dimenticarlo mai: meditando la Parola, essa entra inevitabilmente nella relazione tra noi e gli altri, tra noi e l’umanità, tra noi e la storia.
Attenzione: è detto «Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore» (Lc 2, 19). Meditandole, non pensandole. Pensare è un processo mentale analitico, a volte associativo a volte separatore, in esso non è possibile una visione completa della realtà; ogni individuo, ogni realtà ha caratteristiche proprie, non è la somma delle sue parti.
Meditare invece è il verbo del mettere insieme più parti formando un tutto unico, è il verbo dell’incontro, della meraviglia. Nel meditare gli eventi della vita vengono accettati anche se non compresi, quindi uniti, osservati nella loro complessità e vastità, fatti fruttificare con gratitudine e umiltà; in ciò che ci accade possiamo scoprire il punto d’appoggio dell’unità e della pace. È un processo spirituale di amore che si confronta, percettivo, proteso all’unità, dove non c’è spazio per la separazione, per il giudizio, per il conflitto, per l’annientamento, per la distruzione. Si può pensare per una vita intera senza amore, fede e gratitudine, ma non si può meditare un solo secondo senza amore, fede e gratitudine.

L’intima bellezza e purezza di Maria sono determinate dal suo dialogo interiore, dalla capacità di accogliere in sé gli eventi della vita non attraverso il processo dei pensieri, ma attraverso l’esperienza della meditazione.
Nell’umiltà dunque, se non ci siamo fatti schiacciare dalle ferite, a tutti è donata la possibilità di cantare con Maria, facendone il manifesto della propria vita:

L'anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l'umiltà della sua serva.
D'ora in poi tutte le generazioni
mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente
e santo é il suo nome:
di generazione in generazione la sua misericordia
si stende su quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva promesso ai nostri padri,
ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre.