Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie privacy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. Per poter navigare correttamente sul sito occorre accettare l’uso dei cookie.

quasicomepoesia

francesco ballero

quasicomepoesia

Nell'intimo dell'uomo risiede la Poesia. Afferrarla è altra questione, perché è troppo mite ed umile per la nostra smisurata arroganza.
quasi-come-poesia non sono solo vaghi e deboli tentativi di scrittura, ma è tentativo di osservare l' essenziale.
quasicomepoesia è scritto in minuscolo

Moltitudine di volti

Sono una moltitudine di volti,
uomini con la barba artificiale
e ragazze dai riccioli di platino,
in prima fila, a teatro o sul sagrato,
l’uno all’altra domandano un’immagine.
Tu non sai mai chi siano, se padroni,
oppure ladri o servi o seduttori.
Ti stanno intorno in cerchio e rumoreggiano.
Sopra le loro spalle il tuo mantello
cambia colore come le stagioni
e tu li pensi come degli uccelli
di un cielo che trasloca ogni mattina.

René Magritte - Golconda - 1953 - olio su tela

March Chagall – Giobbe in preghiera – litografia 1960

Lamento di Giobbe

Ma dov’ero io
quando non c’era
margine al tempo o vela
strappata dal vento?
Dov’ero quando
bastavan le stelle
ad irradiare
corone d’onore?
E non avevano argine
gli oceani
né l’orgoglio dell’onda
alcuno scoglio?
Dov’ero quando
il pensiero era muto
e poi fu detto “arriverai sin qui
ma non oltre oserai”?
Ma ora dove sei Tu
così che si sgola la pena
e la bestia frantuma
ossa innocenti?
E’ sì tanto impotente
l’onnipotente Amore?
solitudine immensa
tra sudore ed angoscia,
ripudiato dolore
solidale al mio pianto.

Io ti prego

Io ti prego, Signore,
ascolta la mia voce,
ancora puoi udirla mormorante
adagiata sul vento in mezzo ai rami,
ora che non mi danno più stupore
certe sonorità della tempesta,
o il cielo freddo all’angolo di casa
tagliente dentro i loro spazi vuoti,
perché sono protese le mie mani,
anche se sono timide parole
sgorgate dalle mie profondità
che ho frugato con occhi sanguinanti.
Un frammento ero, nulla era rimasto,
anche il mio nome avevano disperso,
tutti come a raduno per la morte,
ed io in mezzo a loro e come loro.
Ma al margine di un chiostro, in nude celle,
dove il mondo dirada, vi scorre un poco appena,
- è un assolato cielo senza chiasso,
dove talvolta sorgono figure,
forse aquiloni od angeli coi liuti -
fu un pianto senza suono a ricompormi,
a curvare il mio viso sino a terra
per sentirne il profumo ed il calore.
Ed ora sei la rima che rincorro
in ogni nube, nelle ombre fruscianti
dietro volti e fatiche d’ogni giorno,
seduto dove stanno i mendicanti.
Ma tu che sempre sorgi da ogni buio
- anche per me da te uscì il mattino –
nelle ore oscure lasciati toccare,
facendo dei miei sensi la tua eco.

Joan Miró - La speranza - 1946 - collezione privata

 

Joan Miró: "È necessario mantenere i piedi fortemente ancorati al terreno per poter ascendere al cielo".