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francesco ballero

canta e cammina

Gli innamorati sono rivoluzionari

domenica 24 febbraio 2019 – T.O. VII sett
1Sam 26,2.7-9.12-13.22-23 Sal 102 1Cor 15,45-49 Lc 6,27-38
Georges Rouault - dalla raccolta "Miserere"Mio Signore, leggendo questa tue parole d’amore io mi commuovo. Sono le parole esagerate, esorbitanti, eccessive di un innamorato che crede a quelle parole esagerate, esorbitanti, eccessive, perché l’amore è sempre esagerato, esorbitante, eccessivo. Mi commuovi, ma mi spaventi, perché tutto ciò mi sembra impossibile da realizzare. Forse ciò significa che io non sono un innamorato? Sono convinto che la violenza non rimette le cose a posto, ma trangugiare ogni sopruso non facilita la digestione. Alt! Signore, ti prendo sul serio, il tuo sguardo innamorato scava dentro le mie viscere. Devo ancora interiorizzare le tue parole, ma ti ascolto. Se amo soltanto quelli che mi amano cosa faccio di straordinario? Per farmi comprendere Tu conduci anche me nel deserto di Zif, dove tutto tace e sembra di vivere in un sogno.

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Cattedra di Pietro

venerdì 22 febbraio 2019 – T.O. VI sett.
1Pt 5,1-4 Sal 22 Mt 16,13-19
Mio Signore, da quando sono nato, da quando ho iniziato il mio personale cammino nella storia, sulla cattedra di Pietro, come depositari dell’unità della tua Chiesa si sono avvicendati ben sette papi. Non mi sento di dire nulla su Pio XII, di cui non ho ricordi diretti, ero troppo piccolo; invece quanti sono più vivi nella mia memoria sono stati persone luminose, ciascuno con le proprie grandezze e ciascuno con i propri limiti; tra di loro ci sono coloro che hanno riscosso una grande simpatia da parte mia; c’è stato anche chi ne ha riscossa un po’ meno. Ma tutti hanno mostrato ai mei occhi l’ampiezza della loro anima e una grande fede. Ora beneficiamo della straordinaria presenza di papa Francesco. Ti rendo infinitamente grazie di avercelo donato perché oggi più che mai egli testimonia che noi cristiani non siamo stati chiamati a preservare delle anticaglie, ma che siamo un popolo in cammino, ogni giorno invitati ad annunciare la novità del Vangelo, che non è parola statica, ma Parola in movimento.

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Sul mondo così come è

giovedì 21 febbraio 2019 – T.O. VI sett.
Gen 9,1-13 Sal 101 Mc 8,27-33
È difficile rimanere sempre e fedelmente alla tua luce, mio Dio. È difficile, non negarlo. Le prospettive del mondo, dalle quali ci chiedi di emergere, ci offrono panorami ben diversi da quelli che ci chiami a contemplare. La mia piccola, povera preghiera, il sacrificio di lode che quotidianamente ti offro, mi colma di gioia; percepisco la tua luce, ne invoco l’ispirazione. Lungo le mie giornate essa mi guida, desidero e penso di esserti fedele, ma poi sopraggiungono i miei ragionamenti, quelli che derivano dalla natura e dalla cultura della storia umana, quelli informati dalle mie attitudini psicologiche, sviluppatesi tra attimi di gloria e, soprattutto, secoli di sofferenze. Ci è naturale, mio Dio, respingere il dolore. Non lo vogliamo, vorremmo tenerlo lontano o perlomeno a bada. Ma anche Tu, mio Dio, non vuoi la sofferenza e la morte. Neppure vuoi che noi la procuriamo. Altrimenti perché ci avresti detto “del sangue vostro, ossia della vostra vita, io domanderò conto; ne domanderò conto a ogni essere vivente e domanderò conto della vita dell’uomo all’uomo, a ognuno di suo fratello”?

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Uno sguardo pieno di gioia

mercoledì 20 febbraio 2019 – T.O. VI sett.
Gen 8,6-13.20-22 Sal 115 Mc 8,22-26
Di fronte ai miei limiti, alla imperfezione del mio vedere, talvolta mi scoraggio. Ma Tu, Signore, continui a prenderti cura di me. La tua azione è discreta, mi conduci fuori dal villaggio, nel silenzio, lontano da ogni clamore. La conversione non avviene con un tocco magico, non è un fulmine che rischiara solo per un attimo tutte le ombre. La vista si recupera lentamente. Non è possibile vedere subito tutto in profondità, mi appaiono solo misteriosi alberi che camminano, mai prima conosciuti. In questo vedere confuso, Signore, Tu mi poni di fronte al mistero di Dio. In questo vedere confuso debbo imparare ad accettare il mistero. Come sarebbe semplice credere in un dio perfezione assoluta, il dio dei filosofi, quello immutabile che non cambia decisioni, anzi, oserei dire, un dio che alla fine non è neppure in condizioni di decidere, perché immutabile, appunto. Ed invece ecco lo stupore di scoprire che Dio cambia decisioni, si pente, non maledirà più il suolo a causa dell’uomo. È difficile comprendere queste contraddizioni. Non è possibile comprenderti, mio Dio.

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Un solo pane

martedì 19 febbraio 2019 – T.O. VI sett.
Gen 6,5-8; 7,1-5.10 Sal 28 Mc 8,14-2
Signore Iddio, ti sei pentito di aver fatto l’uomo sulla terra? Ne si così addolorato in cuor tuo? Signore Gesù, ti sei pentito di aver chiamato alla tua sequela uomini così duri di comprendonio tanto che si allarmano ed agitano per un nonnulla perché privi di memoria? La fiducia infatti non si ravviva senza ricordare. E non si può comprendere quando si è impregnati del lievito di Erode e dei farisei, un lievito che sembra amalgamare l’intero mondo. Abbi pietà di noi, quindi, perché siamo sommersi dal lievitare di questo mondo. Abbi pietà di noi, perché siamo rimasti in pochi ed è difficile rimanere nella sapienza in queste condizioni, quella sapienza che tuttavia fa udire la sua voce dalle alture, ai crocicchi delle strade. Siamo rimasti in pochi, ma Tu non fai conto sull’abbondanza. Tu ti servi di cose piccole, umili, insignificanti agli occhi del mondo. Siamo rimasti in pochi, ma Tu rimani fedele al “piccolo resto” composto ora dalla famiglia di un ubriacone, ora da una barca di zoticoni, grossolani e tardi.

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