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francesco ballero

canta e cammina

Come “il pescatore”

lunedì 11 marzo 2019 – I sett. di quaresima
Lv 19,1-2.11-18 Sal 18 Mt 25,31-46
Signore Iddio, Padre Santo, chi negli inferi canta le tue lodi? Io ti imploro, rendici capaci di spopolare i tuguri dell’inferno, già qui ed ora da dove i poveri gridano il loro dolore. Qui ed ora e per sempre. Già, questo te lo chiedo con le labbra, anche col cuore; ma nella realtà cosa sono io capace di tradurre in azione? Ogni volta che ho tentato di dare una carezza sul volto di una persona, anche uno solo di quei tuoi fratelli più piccoli, l’ho donata malamente e ho combinato solo pasticci. Potrò forse salvarmi per avere trovato in tutto il corso della mia vita il coraggio di regalare per un paio di volte un sorriso o tuttalpiù un bicchiere d’acqua.? Tu ci inviti a fare di noi stessi un dono, non tanto fatto a Te, ma come operi Tu. “Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo”. Tu, il Santo, ti identifichi con gli sconfitti della storia, con gli scarti del mondo. Questo è il tuo cuore, mio Dio; è il cuore di chi fa sorgere il suo sole sui buoni e sui cattivi, e fa piovere sui giusti e gli ingiusti.
Siamo tutti buoni e cattivi, Padre Santo, siamo tutti giusti ed ingiusti. Siamo tutti piccoli. Ed io sono un piccolo fra i piccoli. Ecco, sta in questo la mia speranza, perché Tu sei dalla parte dei piccoli e tutti i piccoli li porti non solo nel cuore, ma nella tua stessa carne. “Perché il povero non sarà dimenticato, la speranza degli afflitti non resterà delusa”. Quindi “Signore, non punirmi nel tuo sdegno”, ricordati di quel misero pezzo di pane che, forse una sola volta, ho goffamente donato a chi me lo domandava, senza interrogarmi se fosse un giusto od un ingiusto, e fai che, come il “Pescatore” di Fabrizio de’ André, al termine dei i miei giorni, possa assopirmi “all’ombra dell’ultimo sole con un solco lungo il viso, come una specie di sorriso”.