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francesco ballero

canta e cammina

Curare se stessi

domenica 3 febbraio 2019 – T.O. IV sett.
Ger 1,4-5.17-19 Sal 70 1Cor 12,31-13,13 Lc 4,21-30
Signore Gesù, sei veramente una persona singolare e bizzarra, scomoda più che altro, con la pretesa di tirarci fuori dal quieto vivere. Ritieni che siano necessarie delle scelte radicali di vita, di cambiamento delle abitudini, della mentalità: una conversione, insomma. E noi siamo indotti a percepire le tue proposte come pretese. Come sono fastidiose le pretese! Ed inoltre, scusami, stiamo così bene arroccati nelle affermate certezze, né va della nostra identità. Tu vuoi minare criteri di giudizio e di scelta collaudati dai secoli. Poi cosa è questa storia del medico? Siamo forse malati? Sì, Signore, siamo dei malati che vogliono nascondere la loro malattia, vogliono impossessarsi della profezia, vogliono rinchiudere Dio nelle loro sacrestie. Ecco, forse non amiamo la verità, perché essa ci chiude in un angolo mettendo in luce tutte le nostre contraddizioni. Invece occorrerebbe mettersi in discussione, seriamente.
C’è un fatto però, Signore: quanto sopra corrisponde anche al mio naturale istinto, tuttavia Tu mi hai preso il cuore. Ed allora aiutami non tanto a riconoscere che sono malato, Signore, (questo lo posso ammettere), ma a non nascondere la mia malattia, a rendere manifesta la mia fragilità, a non temere di mostrarla a me e agli altri. Donami il coraggio di rivelarmi debole, vulnerabile, peccatore. Curare se stessi, come Tu ci dici, vuole dire rendersi capaci di scendere in profondità, non nascondere quello che siamo, un abisso impastato di cose buone e di marciume; vuole dire prendersi cura del vero. Costa fatica, può farci vergognare. Ma è l’unica via aperta alla profezia. Tu inviti anche me ad essere profeta, testimone del tuo Vangelo. Ogni giorno. In ogni situazione. Sorretto dalla costante e perseverante preghiera. Sfidando l’incomprensione. Provato dalla sofferenza. E’ fumo tutto ciò che non si lascia provare. In cammino. Come Te, Signore Gesù che di fronte all’incomprensione non ti sei chiuso in te stesso, non ti sei messo a discutere e litigare, ma ti sei messo in cammino. Da quel giorno sino a Gerusalemme.