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francesco ballero

Madonna di Vladimir
Maria santissima, regina della pace, creatura e icona di Dio, le labbra di molti sussurrano il tuo nome e implorano la tua intercessione, perché tutte le generazioni ti chiamano beata.

Maria, madre dei credenti, il tuo nome viene sussurrato, a volte gridato, dagli umili, fortunati e meno fortunati, dai miseri, dagli emarginati, dai naufraghi, dai soldati, dai malati, dai moribondi, da coloro che sono nella prova, dagli uomini di genio e dagli artisti... Come è dolce il tuo nome! Madre di Dio e madre del mistero.
Il tuo nome è benedizione per tutta l’umanità, perché tu ti sei lasciata ferire dall’amore, ti ha attraversata, senza che tu lo trattenessi per te. Sei stata benedetta e la tua benedizione si è riversata su uomini e donne di ogni luogo e di ogni tempo.

Sul mondo così come è

giovedì 21 febbraio 2019 – T.O. VI sett.
Gen 9,1-13 Sal 101 Mc 8,27-33
È difficile rimanere sempre e fedelmente alla tua luce, mio Dio. È difficile, non negarlo. Le prospettive del mondo, dalle quali ci chiedi di emergere, ci offrono panorami ben diversi da quelli che ci chiami a contemplare. La mia piccola, povera preghiera, il sacrificio di lode che quotidianamente ti offro, mi colma di gioia; percepisco la tua luce, ne invoco l’ispirazione. Lungo le mie giornate essa mi guida, desidero e penso di esserti fedele, ma poi sopraggiungono i miei ragionamenti, quelli che derivano dalla natura e dalla cultura della storia umana, quelli informati dalle mie attitudini psicologiche, sviluppatesi tra attimi di gloria e, soprattutto, secoli di sofferenze. Ci è naturale, mio Dio, respingere il dolore. Non lo vogliamo, vorremmo tenerlo lontano o perlomeno a bada. Ma anche Tu, mio Dio, non vuoi la sofferenza e la morte. Neppure vuoi che noi la procuriamo. Altrimenti perché ci avresti detto “del sangue vostro, ossia della vostra vita, io domanderò conto; ne domanderò conto a ogni essere vivente e domanderò conto della vita dell’uomo all’uomo, a ognuno di suo fratello”?

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Uno sguardo pieno di gioia

mercoledì 20 febbraio 2019 – T.O. VI sett.
Gen 8,6-13.20-22 Sal 115 Mc 8,22-26
Di fronte ai miei limiti, alla imperfezione del mio vedere, talvolta mi scoraggio. Ma Tu, Signore, continui a prenderti cura di me. La tua azione è discreta, mi conduci fuori dal villaggio, nel silenzio, lontano da ogni clamore. La conversione non avviene con un tocco magico, non è un fulmine che rischiara solo per un attimo tutte le ombre. La vista si recupera lentamente. Non è possibile vedere subito tutto in profondità, mi appaiono solo misteriosi alberi che camminano, mai prima conosciuti. In questo vedere confuso, Signore, Tu mi poni di fronte al mistero di Dio. In questo vedere confuso debbo imparare ad accettare il mistero. Come sarebbe semplice credere in un dio perfezione assoluta, il dio dei filosofi, quello immutabile che non cambia decisioni, anzi, oserei dire, un dio che alla fine non è neppure in condizioni di decidere, perché immutabile, appunto. Ed invece ecco lo stupore di scoprire che Dio cambia decisioni, si pente, non maledirà più il suolo a causa dell’uomo. È difficile comprendere queste contraddizioni. Non è possibile comprenderti, mio Dio.

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Un solo pane

martedì 19 febbraio 2019 – T.O. VI sett.
Gen 6,5-8; 7,1-5.10 Sal 28 Mc 8,14-2
Signore Iddio, ti sei pentito di aver fatto l’uomo sulla terra? Ne si così addolorato in cuor tuo? Signore Gesù, ti sei pentito di aver chiamato alla tua sequela uomini così duri di comprendonio tanto che si allarmano ed agitano per un nonnulla perché privi di memoria? La fiducia infatti non si ravviva senza ricordare. E non si può comprendere quando si è impregnati del lievito di Erode e dei farisei, un lievito che sembra amalgamare l’intero mondo. Abbi pietà di noi, quindi, perché siamo sommersi dal lievitare di questo mondo. Abbi pietà di noi, perché siamo rimasti in pochi ed è difficile rimanere nella sapienza in queste condizioni, quella sapienza che tuttavia fa udire la sua voce dalle alture, ai crocicchi delle strade. Siamo rimasti in pochi, ma Tu non fai conto sull’abbondanza. Tu ti servi di cose piccole, umili, insignificanti agli occhi del mondo. Siamo rimasti in pochi, ma Tu rimani fedele al “piccolo resto” composto ora dalla famiglia di un ubriacone, ora da una barca di zoticoni, grossolani e tardi.

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Ecco il segno

lunedì 18 febbraio 2019 – T.O. VI sett.
Gen 4,1-15.25 Sal 49 Mc 8,11-13
Ebbene sì, lo confesso, molto spesso il mio cuore vorrebbe un segno. Tu sei un Dio misterioso, impossibile da comprendere. Alla tua presenza talvolta mi sento perso. Forse vorrei possederti? Vorrei un segno, mentre i cieli narrano la gloria di Dio e l'opera delle sue mani annunzia il firmamento. Vorrei un segno mentre una voce scuote l’universo e non è linguaggio e non sono parole di cui non si oda il suono. Vorrei un segno mentre il sole sorge da un estremo del cielo e la sua corsa raggiunge l'altro estremo: nulla si sottrae al suo calore. Ecco il segno: ci ha visitati dall'alto un sole che sorge per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre e nell'ombra della morte e dirigere i nostri passi sulla via della pace.
Vorrei un segno. Abbi pietà di me, Signore Dio dell'universo e guarda, infondi il tuo timore su tutte le nazioni. Caino continua ad uccidere Abele ed il suo sangue grida. Ecco il segno: il sangue di Gesù grida ancora dopo la sua morte: Cristo è risorto! E questo grido non chiede vendetta, ma misericordia e amore.

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